[Road To Nowhere]

Posted: October 10, 2017 in Uncategorized

Era dicembre.1998.
Il giorno che la strada si chiuse davanti a lei e gli alberi le caddero addosso.

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La prima reazione fu quella di far uscire dei suoni dalla bocca per non cadere in un sonno profondo, una sorta di black out nel quale le palpebre divennero pesanti e una fitta nebbia chiuse i suoi occhi.

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Da allora divenne difficile affrontare lunghi percorsi in macchina oltre quel confine segnato da lei, una linea marcata che le avrebbe impedito di arrivare al punto di non ritorno.

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E poi c’erano i mostri, pesanti e invadenti, che tentavano di affiancarla dandole la sensazione di essere schiacciata.

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Questo è il racconto di un viaggio cercato, voluto, desiderato, ma rimasto incompiuto per tante ragioni.

E nè il giorno…

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e nè la notte hanno mai fatto la differenza.

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[Mal] di Ladakh

Posted: September 18, 2017 in project
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© Roberta Pastore

Sono convinta che il cambiamento che avviene dentro noi stessi possa partire dal distacco dai luoghi della nostra nascita, e questo può avvenire solo per un insieme di fattori già scritti e segnati. Allontanarsi dai luoghi e dalle persone che ci circondano sapendo che la nostra casa ce la portiamo dentro, e che potremmo sentirci a casa in ogni luogo.

Leh, Ladakh India – agosto 2017

L’incontro…

Un paesaggio fatto a strati: prima il cielo, poi le montagne, poi gli alberi mossi dal vento e infine qualche casa. Questo vedo dalla finestra aperta.

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© Roberta Pastore

Il vento ti arriva in faccia con la sua carica di energia; il corpo seduto a terra sul pavimento di legno della stanza ne assorbe altra. Non ci sono pensieri di quello che hai lasciato, la mente è libera e beneficia di tutto, dei luoghi, delle cose e delle persone.

Compagni di viaggio dai quali arrivano sulla pelle sensazioni diverse, il mio essere curiosa mi spinge ad una relazione empatica nei loro confronti.

 

 

Nei giorni a venire sono in un’altra dimensione.

Il mio corpo sembra reagire bene ai lunghi percorsi in moto, nonostante io non sia preparata fisicamente né psicologicamente.

Credo di aver superato anche la paura dell’altezza, e di questo nuovo ignoto;  nei percorsi più difficili cerco di concentrarmi sulla strada evitando di guardare oltre lo strapiombo della mia visione.

Passano i giorni, ed anche se dentro di me cerco quella paura, io non la trovo.

Stare in moto è diventato indispensabile e piacevole, provo un senso di estrema libertà mai provato…

C’è una sorta di attrazione verso il rischio di queste curve cieche; è un po’ come una corsa ad ostacoli, non sai mai cosa si nasconde lì dietro e non sai mai se ce la farai a superarle.

Sono stupita da ciò che mi circonda, e questo cielo con le sue nuvole gonfie mi riempie gli occhi, e dai suoi strappi cadono sassi a costruire montagne dalle mille sfumature. É così che io lo vedo e mi perdo.

Ogni luogo visitato mi ha dato qualcosa, e tutto si traduce in una sorta di pace interiore in quest’oceano di contraddizioni e irrequietezze che ho nell’anima. Volti che per pochi attimi hanno incontrato il mio: bambini che ti salutano con la mano ed un sorriso, donne che si chinano a nascondersi dietro foulard colorati, uomini ai lati delle strade che scavano strade con le mani nude, anziani seduti in apparente ozio.

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Tutto qui sembra fermo ma in realtà non è così, la natura distrugge e l’uomo ricostruisce, e con il cambiare delle stagioni tutto avviene ciclicamente.

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© Roberta Pastore

E se nella mia città tutto ormai appare incolore ed inodore, qui invece è l’esatto contrario; colori, odori, suoni ti riempiono i sensi, e cadi in una sorta di dipendenza a cui forse sai che non potrai rinunciare.

Scatto foto con gli occhi, lasciando da parte, molto spesso, le mie preziose macchine fotografiche, forse per una forma di rispetto verso la bellezza e la fragilità di quello che mi viene incontro. Tra sogno e realtà, man mano che i giorni passano, ancora io non credo di essere potuta arrivare fin qui.

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© Roberta Pastore

Sperimento i limiti del mio corpo, lo ascolto, cerco di contrastare piccoli fastidi che iniziano a predominare, come il dolore alla schiena, la difficoltà a respirare e il far andare il cuore con il ritmo giusto.

Spingo il corpo all’ estremo, so comunque di aver raggiunto il limite. Me ne accorgo nel momento in cui la testa comincia a girare e poi c’è il buio.

Credo di aver voluto morire lì e poi rinascere, credo anche che la mia parte cosciente abbia trattenuto dentro quell’idea di casa a cui mi sono aggrappata. Si dice che quando muori, muori solo, ma per me non è stato così.

Dopo il buio ho sentito mani che si sono strette alle mie, occhi che mi hanno guardato e parole che mi hanno confortato.

Antonio, Stefania, Paola…e poi  Massimo, Federica, Luca e Alberto.

 

Legami forti che si sono stretti.

Stazione ferroviaria Milano Centrale – agosto 2017

Nel l’infinito viaggio in treno c’è questa nuova me che torna verso casa nuda con le proprie certezze messe in discussione.

Sono carica di nuove esperienze che riuscirò ad assaporare solo nei giorni successivi.

Per ora ho bisogno di contenere solo il dolore di una perdita, quella parte di me che conoscevo così bene, forse…

Secondary effects of Dreams

Posted: August 3, 2016 in project

Dreams that I never remembered, I dream that now ripiombano in my life and mingle with the real. A parallel life goes on at night, and bursts powerfully within me. Long and complex narratives, made of memories and things never happened, appear to fill expectations, wants and desires. Occurring in non – places and activate dissonant emotions such as fear or joy.

… I let them still slipping now for that my sense of emptiness that go to fill.

 

 

 

“To feel that waking is another dream that dreams of not dreaming”

Jorge Louis Borges

The Absence

Posted: November 13, 2015 in project

The Absence … it happened several times that, suddenly, the absence came into my life. The vacuum caused dismay, then fear of detachment and of being alone, followed then by anger. Every single time. But not toward who, or what, was gone, but toward myself. For the difficulty in being able to fill it, to fill that emptiness somehow. The absence destabilizes me, does not allow me clarity. Everything around seems to elude me … everything is confused. I always sink, until the moment arrives in which the way of filling the absences becomes clear in the need I still perhaps have not to be alone. By myself.

Antifragile Project :Things That Gain From Disorder“

I dedicate this project to one of the most important person in my life,

the only that called me antifragile, a term that did not know but who now feel mine. 

To him A. thank you 

Some things benefit from shocks; they thrive and grow when exposed to volatility, randomness, disorder, and stressors and love adventure, risk, and uncertainty. Yet, in spite of the ubiquity of the phenomenon, there is no word for the exact opposite of fragile. Let us call it antifragile. Antifragility is beyond resilience or robustness. The resilient resists shocks and stays the same; the antifragile gets better. This property is behind everything that has changed with time: evolution, culture, ideas, revolutions, political systems, technological innovation, cultural and economic success, corporate survival, good recipes (say, chicken soup or steak tartare with a drop of cognac), the rise of cities, cultures, legal systems, equatorial forests, bacterial resistance … even our own existence as a species on this planet. And antifragility determines the boundary between what is living and organic (or complex), say, the human body, and what is inert, say, a physical object like the stapler on your desk. The antifragile loves randomness and uncertainty, which also means—crucially—a love of errors, a certain class of errors. Antifragility has a singular property of allowing us to deal with the unknown, to do things without understanding them—and do them well. Let me be more aggressive: we are largely better at doing than we are at thinking, thanks to antifragility. I’d rather be dumb and antifragile than extremely smart and fragile, any time. It is easy to see things around us that like a measure of stressors and volatility: economic systems, your body, your nutrition (diabetes and many similar modern ailments seem to be associated with a lack of randomness in feeding and the absence of the stressor of occasional starvation), your psyche. There are even financial contracts that are antifragile: they are explicitly designed to benefit from market volatility. Antifragility makes us understand fragility better. Just as we cannot improve health without reducing disease, or increase wealth without first decreasing losses, antifragility and fragility are degrees on a spectrum.                                                                                                   Nassim Nicholas Taleb

My life has been a long journey, Sometimes I have run, sometimes I have stopped. I have experienced moments of chaos and after each of them I have suffered internal changes. Something similar happens to some elements that surround us, the clouds, the waves of the sea, the earth. The sky. This project is about me.It recounts this evolution of mine through my view of few items that I feel as mine, that are part of this journey and change within it Nothing ever stays still. Like me. Some images belong to places in my neighborhood, the extreme outskirts of my town, between the buildings and the countryside. These are places that I usually attend at particular times, when I find myself living situations that cyclically come into my life. They are familiar places where I can find a sort of peace. There are foggy moments and crisp moments, moments that I need to live in a certain way depending on my mood. And then there are times when I move away from home. The journey, there and back, like a sort of race through time, watched from a train window.Moments of life, stages of a long path that remain etched and indelible.